top of page
  • Facebook Frati CMES
SECRETARIATUS GENERALIS PRO MONIALIBUS O.C.D. - ROMAE
   PROGETTO DI RIFLESSIONE TEOLOGICO SPIRITUALE
DELLE MONACHE CARMELITANE SCALZE
SAN GIUSEPPE FONDATORE E PADRE DEL CARMELO TERESIANO

 

Il titolo di questa lezione è: "San Giuseppe Fondatore e Padre del Carmelo Teresiano". In essa, dopo una breve introduzione, una scheda teologica, e la riflessione che hanno fatto i teologi lungo la storia della Chiesa, mi riferirò particolarmente ai rapporti di San Giuseppe con Santa Teresa e di lei con san Giuseppe; alla sua esperienza mistica che ebbe con il Santo Patriarca; esporrò brevemente le idee fondamentali del cap. VI della sua Autobiografia; le espressioni della sua devozione e del suo amore a San Giuseppe, come sono i titoli dei suoi conventi, le immagini o sculture che portava per loro, la celebrazione della festa, della Solennità di San Giuseppe ecc.; per finire con la diffusione di questa devozione di Santa Teresa nel Carmelo Teresiano che è fiorita in una maniera molto singolare, veramente ammirabile in tanti santi e sante, in tanti carmelitani e devoti che si sono offerti in verità a San Giuseppe con un amore sviscerato.

 

 

I. - INTRODUZIONE

La presenza, così fortemente risaltata da S. Matteo, canonizzata dallo Spirito Santo, di San Giuseppe nella Chiesa di Dio, come uomo giusto, vero sposo di Maria e padre singolare e verginale di Gesù, per il quale in certo modo passano i disegni di Dio sull'umanità salvata, rimase nell'ombra durante i primi secoli della sua esistenza. Come nell'ombra fu sempre lui - il Santo del silenzio -, di cui non si conserva nemmeno una parola. È la sua persona che è parola eloquente e potentissima. Durante il trascorrere dei secoli quella presenza si andò svegliandosi e aprendosi la strada, come egli merita. Non è possibile né segnalare le date precise della apparizione di questa presenza, che si fece sì silenziosa ma irresistibile. Basti ricordare che uno di questi momenti sommi, in cui appare vigorosa e travolgente la presenza di San Giuseppe nella Chiesa, fu Santa Teresa di Gesù.

Per esaltare la forza della presenza di San Giuseppe nella Chiesa, potremmo passare in rivista le molte famiglie religiose che sono ad egli consacrate; i discorsi e i libri a lui dedicati; le centinaia di Chiese erette in suo onore, e rare sono quelle chiese dove non è presente San Giuseppe in una scultura o in un quadro; le migliaia di persone che hanno portato e porteranno il suo nome in questo mondo; le moltissime confraternite, fondate con il suo nome e animate dal suo patrocinio; la numerosa serie di testi di Papi che esaltano la sua figura; le migliaia di pagine su San Giuseppe scritte da tanti santi e autori spirituali, che formerebbero un magnifico enchiridion giuseppino. Basti ricordare, come ultimo anello della lunga storia giuseppina nella Chiesa, la sua presenza e partecipazione nel Concilio Vaticano II, che tanta ripercussione ha avuto e continua ad avere nella vita ecclesiale. Giovanni XXIII nella Costituzione apostolica, "Humanae Salutis", con la quale convoca il Concilio, lo affida a San Giuseppe. E nel discorso di chiusura dell'ultimo periodo del Concilio esprime questa stessa fiducia: "Rimanga sempre fra noi la Vergine Maria; e allo stesso modo San Giuseppe, suo castissimo Sposo, Patrono del Concilio ecumenico, il cui nome da oggi brilla nel canone della Messa, ci accompagni nel nostro cammino, egli che fu dato da Dio come compagno e aiuto della famiglia nazarena" (1)

. Il culmine di questa traiettoria è l'Esortazione Apostolica di Giovanni Paolo II, "Redemptoris Custos", sulla figura e missione di San Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa, del 15 agosto del 1989.

II. - LA TEOLOGIA DI SAN GIUSEPPE

Nella Sacra Scrittura, concretamente nel Vangelo, che è l'anima e la fonte dell'autentica e vera teologia, non sono molte le parole su San Giuseppe, però sono più che sufficienti per tracciare una scheda teologica del Santo, in cui si racchiudono il suo ruolo nella storia della salvezza e le sue virtù e grandezze. Concretamente da queste parole la Chiesa, cioè il Papa, la liturgia, i santi, i teologi, i predicatori, e il senso della fede dei fedeli, hanno tracciato le linee teologiche e spirituali del Giuseppe che oggi la stessa Chiesa venera ed esalta.

A) Dati evangelici

Il vangelo insegna chiaramente che Giuseppe è colui che trasmette a Cristo la sua ascendenza e genealogia e con lui la discendenza da Abramo con tutto ciò che questo significa, e, soprattutto, la discendenza da Davide e le promesse del regno messianico e eterno. Questo è il significato e l'importanza della genealogia di Giuseppe, sposato con Maria, da cui nasce Cristo (Mt 1,1-16).

San Giuseppe nei piani di Dio gioca un ruolo di capitale importanza; senza di lui non sarebbe esistito il discendente di Davide, il Messia. Giuseppe dà il suo assenso a questa trasmissione. Il Signore gli chiede che prenda Maria come sposa, perché nei piani di Dio il Messia doveva nascere da una vergine, però sposata, accasata con un uomo giusto; e quest'uomo è Giuseppe. E Giuseppe con il suo silenzio ha detto sì all'ambasciata di Dio, ricevendo Maria nella sua casa. Questo è tutto il valore capitale dell'annuncio a Giuseppe (Mt 1, 18-24).

Giuseppe è l'uomo giusto, perfetto e come tale ha operato nel momento trascendentale dell'Incarnazione del Verbo, totalmente dedito alla volontà di Dio con una fede cieca e assoluta in Lui. Si sposa con Maria per volontà di Dio. È un matrimonio preparato dallo Spirito Santo, in cui solo lo Spirito Santo interviene in una maniera molto speciale (Mt 1, 19a).

A causa del suo matrimonio con Maria, Giuseppe è padre di Gesù, padre verginale. Il vangelo gli dà in pieno il titolo di padre: "Io e tuo padre ti stavamo cercando" (Lc 2, 48); perché in tutto il contesto del racconto evangelico si comprende facilmente il contenuto della paternità.

Paternità che trova la sua realizzazione materializzata nella nascita di Gesù a Betlemme. San Giuseppe pone gli atti previ alla nascita di Gesù. Come sposo giusto e fedele porta la madre, prossima al parto a Betlemme; le cerca un posto degno tra amici e conoscenti, e, non avendolo trovato, si sistema con lei in una stalla per le bestie, aspettando il santo avvenimento. Accompagna Maria nel momento di dare alla luce il figlio che il cielo ha regalato a loro due, dice Sant'Agostino. Ha portato già il frutto del suo matrimonio verginale con Maria; ha visto colmata la sua paternità per opera e grazia dello Spirito Santo, accettando che fosse in quel modo concreto, in povertà e abbandono del mondo (Lc 2, 4-7).

Giuseppe, come padre, fa circoncidere il bambino appena nato l'ottavo giorno e gli impone il nome di Gesù, dato che ciò era un diritto inerente alla missione di padre. Così San Giuseppe esercita il suo dominio sul figlio, e in qualche modo segna la sua personalità. Al momento di imporgli il nome di Gesù lo inserisce, con tutti i diritti, nella discendenza davidica. È un atto di dominio e di sapienza, perché il nome corrisponde alla sostanza della persona (Lc 2, 21; Mt 1, 20-21.25).

Giuseppe e Maria, secondo San Luca, presentano il bambino Gesù al tempio come sacerdote e come sacrificio. Atto che rappresenta il riconoscimento dei genitori della speciale consacrazione a Dio di quel bambino che aveva ricevuto il nome di Gesù, che significa Salvatore, per una speciale ispirazione dell'angelo (Lc 2, 22-24).

In qualità di padre di Gesù, Giuseppe riceve dal cielo l'ordine di portarlo in Egitto per liberarlo dalle ire sterminatrici di Erode e di portarlo indietro, a tempo debito, in Palestina (Mt 2,13-23).

Poiché Giuseppe è padre, Gesù gli obbedisce e gli sta sottomesso (Lc 2, 51).

I sentimenti di paternità per Gesù sono così forti in Giuseppe che quando i pastori cantano le meraviglie della apparizione degli angeli, suo padre e sua madre ascoltano meravigliati quello che si dice del bambino (Lc 2, 33); e quando egli si perde nel tempio, lo cercano per tre giorni con grande dolore; "Guarda che tuo padre e io, in pena, ti stavamo cercando" (Lc 2, 48).

 

B) Riflessione teologica

Le parole del vangelo su San Giuseppe sono poche, però sono così grandi, così importanti e così dense di contenuti di lode del Santo, che basta la ragione, riflettendo su questi dati, per trarre da essi, senza sforzo, la sua grandezza singolare ed unica. Da ciò si è elaborata lungo i secoli quella che possiamo chiamare la teologia di San Giuseppe, che riassumiamo essenzialmente in questi punti:

   1) Giuseppe, sposo di Maria

È, senza dubbio, la prima verità che si evince dalle narrazioni evangeliche. San Giuseppe è sposato con Maria. Fra loro esiste un vero matrimonio, con tutti i diritti e gli obblighi, anche se sigillato dalla verginità di entrambi. Un vero matrimonio, ordinato in una maniera speciale per ricevere ed educare dentro di sé il frutto verginale di Maria, Gesù. Per questo è un matrimonio che si forgia e si realizza per impulso dello Spirito Santo. Lo Spirito del Signore gioca un ruolo speciale nella realizzazione di questo matrimonio: la madre di Gesù doveva essere una vergine, però una vergine sposata con un uomo giusto chiamato Giuseppe; Gesù doveva nascere in una comunità matrimoniale, però in una maniera verginale. Un vero matrimonio, unito legittimamente dal vincolo di un amore casto con l'esclusione di ogni opera della carne. Un matrimonio per cui solo Giuseppe è stato giudicato degno perché solo lui fu predestinato e preparato dal Signore per questo matrimonio. Un matrimonio per salvaguardare la fama di Maria nella sua maternità divina e per introdurre il figlio di Dio nel mondo attraverso i canali normali per cui entrano tutti gli altri uomini, con l'esclusione della generazione carnale.

   2) Giuseppe, padre di Gesù

Dalla singolarità di questo matrimonio c'è da capire e comprendere la paternità di Giuseppe su Gesù. A Giuseppe Dio chiede di accettare il matrimonio con Maria, con la prospettiva di ricevere Gesù in questo mondo, di introdurlo nello svolgimento della storia della salvezza in questa fase terrena: "Giuseppe, non temere di ricevere Maria nella tua casa, perché colui che ha concepito è per opera dello Spirito Santo. E Giuseppe la ricevette nella sua casa e con lei il frutto nato dal suo ventre. Per questo sarà chiamato padre di Gesù. Questo è l'appellativo senza altre aggiunte che gli dà il vangelo.

Già dai primi autori che trattano questo tema troviamo il discorso per spiegare che Giuseppe è padre di Gesù e in che senso. Maria per diritto matrimoniale appartiene a Giuseppe, è come il campo di Giuseppe. Giuseppe per il voto di castità rinuncia all'uso di questo diritto su Maria; in un certo senso lo cede allo Spirito Santo, che genera in Maria verginalmente Gesù. Questi, generato e nato dal corpo di Maria, nel campo di Giuseppe, gli appartiene come figlio. Ciò è spiegato per la legge del levirato: San Giuseppe sarebbe civilmente morto per il voto di verginità e lo Spirito Santo gli avrebbe dato la prole; ed anche per il principio del diritto, per cui ciò che nasce in un campo appartiene al proprietario del campo.

La paternità su Gesù è la grandezza suprema di Giuseppe, da cui derivano tutti gli altri privilegi e tutte le altre grazie, giacchè lo stesso matrimonio con Maria è divinamente ordinato a questa paternità unica al mondo.

I teologi per sviscerare il tema della paternità di Giuseppe su Gesù e volendo dare un aggettivo appropriato ed espressivo di questa realtà, parlano di una paternità legale, putativa, adottiva, matrimoniale, verginale, propria. Realmente è unica. È una paternità in cui ci sono tutti gli elementi della stessa, ma sublimati, tranne quelli della generazione carnale. Inoltre, tutti quelli ordinati da Dio esclusivamente per una paternità su Gesù. Giuseppe è verginalmente e matrimonialmente padre di Gesù. Non solamente la paternità di Giuseppe su Gesù non demerita in niente, perché gli manca la generazione carnale, ma piuttosto, come scrive S. Agostino, è più fortemente padre, quanto più castamente è padre.

   3) Giuseppe vive la paternità su Gesù

Dio che modella e forma ad uno ad uno i cuori degli uomini (Sal 32, 15), mise nel cuore di Giuseppe i sentimenti più alti di paternità. Il cuore di Giuseppe è modellato singolarmente per mano di Dio con attenzione a suo figlio, quando questi s'incarna nel mondo. Non c'è cuore di padre che si possa paragonare, per l'amore ai figli, a quello di Giuseppe per Gesù; l'amore paterno di Giuseppe eccede ogni misura. Predestinato ad essere padre particolare di Gesù, Dio gli diede un amore paterno unico. Come dice un autore: "se non fu vero padre naturale di Dio, non fu perché gli mancarono la capacità e le doti richieste per questo, ma perché Dio non fece scelta di padre sulla terra" (I. Coutiño).

Espressione del suo amore paterno è il comportamento di Giuseppe nei confronti di Gesù nell'infanzia e giovinezza. Ai casi ricordati dal vangelo, aggiungiamo che Giuseppe come padre educa Gesù in senso ampio, insegnandogli le preghiere che ogni fedele israelita recitava ogni mattina e quelle che recitava nella comunità del tempio e nella sinagoga, come lo Shemà, l'azione di grazia...orazioni che ogni uomo doveva sapere dall'età di dodici anni.

Senza dubbio insegnò anche quei passi della Scrittura più importanti, che si riferivano alla storia della salvezza del popolo prescelto, i salmi più usati, gli insegnamenti dei profeti e dei sapienti.

E, siccome, chi non insegna a suo figlio un lavoro, lo fa diventare un ladro, San Giuseppe insegnò a suo figlio il lavoro del falegname. La vita di Gesù bambino e adolescente è fortemente marcata dalla educazione che gli diede San Giuseppe.

   4) Grandezza e santità di San Giuseppe

Dal fatto del matrimonio con Maria, e dal fatto della paternità su Gesù, tutti i teologi deducono la grandezza singolare del Santo Patriarca. È la sua una grandezza e una santità unica. A nessuno cede in esse se non è a Maria. E come lei, anche se in grado inferiore, secondo molti teologi, Giuseppe appartiene all'ordine ipostatico, che lo eleva al di sopra di tutti gli angeli e i santi.

È una grandezza tale che esige alcuni gradi e altezze di santità eccezionali, giacché quando Dio sceglie una persona per un lavoro o ministero, in misura dello stesso dà i gradi di santità. E non c'è grandezza che si possa paragonare con quella di essere sposo di Maria e padre di Gesù.

Per essere sposo di Maria e trattarsi di un matrimonio preparato e realizzato da Dio, il Signore lo dotò di un'anima simile a quella di Maria, come dice San Bernardo; lo arricchì con una abbondanza di grazie e virtù, che sta molto sopra a quelle date agli uomini e agli angeli. In ogni matrimonio ben fatto si cerca che ci sia una certa uguaglianza, tanto più in quello che fa lo stesso Dio, dove tanto obbliga la ragione. Per questo San Giuseppe è vergine, come Maria, ed è giovane quando si sposa con lei. Basti pensare alla grandezza, alla santità, alla pienezza di grazia di Maria per dedurre la santità e l'abbondanza di grazia di Giuseppe.

Grazia e santità in cui Giuseppe non cessò di crescere in un modo rapido e altissimo per il continuo contatto con Maria e con Gesù, giacché, secondo il principio ripetuto molte volte da tutti, tanto più uno partecipa al calore del fuoco quanto è più vicino ad esso, e tanto abbondantemente beve alla fonte quanto sta vicino ad essa.

Per essere padre di Gesù, si esige che abbia una santità degna di tale compito e ministero. Tutte le prerogative di santità e virtù di San Giuseppe hanno la loro origine e spiegazione nella grandezza della sua paternità su Gesù. Il fatto di essere questa l'ufficio e il ministero di maggior altezza nella chiesa, colloca San Giuseppe immediatamente sul trono di Dio. La sua santità e le virtù sono enormemente superiori a quelle di tutti i santi angeli. Dio Padre mise in lui generosamente tutte le virtù e i doni, anche quelli che sembrano contradditori, come verginità e matrimonio...Mentre ad altri santi distribuisce i doni, ad alcuni alcuni, ad altri altri, a San Giuseppe li diede tutti, gli diede il buono e il migliore e senza misura.

   5) Privilegi di San Giuseppe

I teologi non solo deducono dai dati evangelici la santità e le virtù singolari di San Giuseppe per la sua condizione di sposo di Maria e padre verginale di Gesù, ma portano più in là la forza del loro ragionamento e predicano del Santo una serie di privilegi simili a quelli di Maria.

   6) Potere d'intercessione di San Giuseppe

Il potere d'intercessione di San Giuseppe è unico, dopo quello di Maria. Le ragioni teologiche della stessa le raccolse S. Teresa nel suo panegirico giuseppino del capitolo 6 della Vita: perché è padre di Gesù e sposo di Maria. Se San Giuseppe comandava a Gesù come a figlio in terra, ed egli gli obbediva, come a figlio egli continua a comandargli in cielo; le sue richieste sono comandi. Come dice Giovanni Gerson: San Giuseppe non chiede, comanda; non prega, ordina; perché la richiesta del marito alla moglie e del padre al figlio si considera un comando.

Questo potere d'intercessione non è solo in alcune necessità ma in tutte, poiché si tratta del potere davanti a Gesù, dal quale tutto dipende. E Santo potente non solo per alcuni ma per tutti, per tutta la Chiesa, che crede e confida in questo potere. Questa fede fu espressa da Pio IX quando dichiarò San Giuseppe Patrono della Chiesa Universale l' 8 dicembre del 1870. E anche se la festa fu soppressa più tardi a livello di chiesa universale, è comunque sempre vero che San Giuseppe è patrono e protettore particolare della Chiesa, giacché come padre della stessa, dato che è padre di Gesù, Capo di questa Chiesa, gli corrisponde questo patronato e questa protezione, proporzionalmente a come corrisponde a Maria, per essere Madre della Chiesa, il titolo di Patrona e Protettrice della stessa.

 


III. - SAN GIUSEPPE NEL CARMELO PRIMA DI SANTA TERESA

San Giuseppe nel Carmelo entra già dalle origini dell'Ordine. Non è un caso che il Carmelo sia stato un fiore piantato, nato e cresciuto in Palestina, terra di Giuseppe. Il Carmelo nasce cullato da Maria e da Giuseppe. Dalle sue origini si spargono forti aromi giuseppini assieme a quelli mariani. E se non è certo quello che fu scritto, che "quando i carmelitani, fuggendo dalla persecuzione d'oriente, si rifugiarono in occidente, ci portarono la festa di San Giuseppe"(2)

, è innegabile che la devozione a San Giuseppe, a livello personale e locale, si viveva fin dalla venuta dei carmelitani in Europa, anche se la festa del santo Patriarca, a livello di Ordine, non appare sino alla seconda metà del XV secolo. C'è la particolarità del fatto che i carmelitani nella Chiesa latina composero un ufficio interamente proprio in onore a San Giuseppe, che appare nel breviario stampato a Bruxelles nel 1580 e nei seguenti. Ed è sicuramente ciò che leggeva la Santa Madre durante la festa di San Giuseppe. Significa che i carmelitani da quando cominciarono ad onorare San Giuseppe, lo fecero con tanto ardore e fede che non si incontrano precedenti uguali nella storia giuseppina. "Quest'ufficio non è solamente il primo monumento elevato nella Chiesa latina alla gloria di San Giuseppe, ma anche, sicuramente, è il cantico più bello che mai gli fu consacrato. Tutte la sue parti, dalla prima antifona fino all'ultima, ci rappresentano il Santo in tutto lo splendore della sua gloria"(3)

.Cosa si cantava e celebrava in questa festività di San Giuseppe del 19 marzo? La verginità di Giuseppe, al quale Dio affida la verginità della Madre di suo figlio, e con il quale la sposa, per celare al diavolo il mistero dell'Incarnazione, e perché fosse testimone e custode della verginità di Maria, difendendola da ogni sospetto d'infamia.

Il matrimonio realizzato da Dio è un matrimonio verginale, legato non da una unione carnale ma da un amore virtuoso; un matrimonio felice per la fede e la prole benedetta in cui Giuseppe è padre putativo, padre vergine e, come Maria, senza peccato. Maria e Giuseppe infatti vivevano con sollecitudine coniugale e mutuo servizio e con eguale dedizione al figlio.

San Giuseppe è colui che riceve il mistero dell'Incarnazione, a cui l'Angelo, inviato da Dio, fa conoscere il mistero della salvezza umana, e che tiene i regni della vita.

Questa teologia è ciò che leggeva e meditava Santa Teresa nella festa di San Giuseppe, mentre viveva nel monastero della Incarnazione, dove consta che la devozione a San Giuseppe era molto radicata, e che, riassunta e fatta esperienza singolare, ha sparso nella sua Vita.

IV. RELAZIONI DI SANTA TERESA CON SAN GIUSEPPE

Poche persone nella storia degli uomini sono state così dotate per avere relazioni con gli altri come Santa Teresa. La santa era fatta per l'amicizia aperta e generosa, per una vita di relazioni sociali e spirituali ampie e varie. Di fatto nel campo carmelitano, dal Generale in giù, ebbe relazioni con tanti frati e monache.

Lo stesso le accade con i santi del cielo. Santa Teresa non è persona di un solo santo o di pochi. Al contrario sono molti di cui lei si confessa devota. La lista dei santi della sua devozione particolare, con a capo San Giuseppe, trovata nel suo breviario, registra la bellezza di 34 (e non è completa); tra loro stanno i Patriarchi, le undicimila vergini, i Santi dell'Ordine, gli Angeli.

Molti santi, però uno particolare, non solo per essere il primo della lista, ma a causa delle sue esperienze spirituali speciali con lui: questo è San Giuseppe.

a) Devozione ed esperienza giuseppina

Ciò che Santa Teresa ci insegna su San Giuseppe nella storia della salvezza della sua anima, è l'espressione di una devozione sentita, profonda e sincera, al santo Patriarca, fatta esperienza, esperienza profonda, intimissima e prolungata per molti anni. Non parla di ciò che apprese nei libri, di ciò che dovette leggere su San Giuseppe, né di ciò che ascoltò nelle prediche che sentiva, almeno ogni anno quando cercava di celebrare la sua festa con tutta la solennità che poteva (Vita 6, 7), e in altre occasioni. Ella parla dall'esperienza personale di San Giuseppe che interviene nella sua vita e nella sua anima. Non dice niente che non sappia per esperienza. È per questo che si converte in un apostolo singolare della devozione al Santo.

La devozione della Santa a San Giuseppe, fatta esperienza, appare chiara dalla sua entrata all'Incarnazione. E si forgia già da quando è bambina. "Con la cura che mia madre aveva di farci pregare e di essere devoti di Nostra Signora e di alcuni santi" (Vita 1, 1). E per la Santa non si può pensare alla Vergine senza vedere al suo lato San Giuseppe. È certo che, dalla sua entrata all'Incarnazione, questa devozione appare vigorosa, viva e proselitista. Una devozione, fatta esperienza, che è sintesi di affetto, abbandono, venerazione, fiducia, amore, che la porta a raccomandarsi molte volte a San Giuseppe. E il risultato di questa attitudine molteplice, vissuta giorno per giorno e con più intensità in momenti di necessità spirituale e corporale, è che ella s'accorge di avere scelto un santo pieno di bontà e di potere: esperimenta che ha relazione con un padre e signore. Vide chiaro, ebbe per esperienza, come altre persone avevano pure per esperienza, a chi lei lo raccomandava, il benefico e universale aiuto col quale San Giuseppe la contraccambiava, dandole molto più bene di quanto lei chiedeva. Si tratta non di un'esperienza soprannaturale o mistica, ma di un convincimento totale che parte dalla fede sincera e dall'amore fiducioso, che ciò che ha ricevuto nelle necessità d'anima e di corpo sono grazie dispensate da San Giuseppe, tenendo conto della sua totale fiducia e dell'abbandono pieno di speranza con cui si è raccomandata. Da qui nasce la tipica gratitudine della Santa: fa proselitismo e conquista molti devoti per San Giuseppe: "Ci sono molti che sono devoti di nuovo... io dicevo che si raccomandassero a lui..." e celebra la sua festa con tutta solennità.

b) Esperienza soprannaturale e mistica

La lunga esperienza della devozione a San Giuseppe, con il tempo si matura e si trasforma in una esperienza soprannaturale, senza perdere il suo carattere abituale di esperienza a livello di grazia ordinaria, anche se molto forte. Questo successe quando la Santa cominciò ad avere un nuovo modo di sperimentare le realtà soprannaturali. Anche la devozione a San Giuseppe rimane toccata soavemente e fortemente da questi eventi mistici che sono entrati nella sua anima. In questa linea si sviluppò in modo molto forte la devozione della Santa a San Giuseppe, e le esperienze concrete di questa devozione mistica appariranno in momenti concreti e speciali della sua vita.

La devozione a San Giuseppe nel Carmelo teresiano va essenzialmente unita a Santa Teresa. È uno dei legati più ricchi e caratteristici che la Santa lasciò ai sui figli. E lo fece in forza di questa esperienza e come frutto maturo della stessa. Una eredità validissima. Sperimentando San Giuseppe come fondatore della Riforma, nella sua opera di fondatrice, lo associa essenzialmente alla stessa. Non si comprende il Carmelo teresiano senza San Giuseppe, senza l'esperienza giuseppina della Santa. Le parole di padre Graziano, il grande confidente della Madre Teresa per tanto tempo, e suo superiore per tanti anni, sono chiare: "...e per questa causa, come scrive il dottor Ribera, mise sopra la portineria di tutti i suoi monasteri che fondò Nostra Signora e il glorioso San Giuseppe; e in tutte le fondazioni portava con sé una statua di questo glorioso santo, che adesso sta ad Avila, chiamandolo fondatore di questo Ordine.

Quelli che professano questa regola di carmelitani scalzi riconoscono come fondatore di questa riforma il glorioso San Giuseppe, con la cui devozione la fondò la Madre Teresa, così come tutto l'Ordine del Carmelo riconosce per fondatrice la sacratissima Vergine Maria"(4).

Di fatto la fondazione del primo monastero non si spiega realmente senza la presenza e l'aiuto di San Giuseppe. Il primo convento del Carmelo teresiano viene fondato in un ambiente bagnato dal soprannaturale, così come intendeva la Santa il soprannaturale, ambiente in cui gioca un ruolo di primaria importanza il glorioso San Giuseppe. Come dice il padre Graziano, estendendo questa importanza capitale del santo a tutti gli altri conventi: "allo stesso modo che il glorioso San Giuseppe fece il miracolo nella costruzione di questo monastero (di San Giuseppe), potrei raccontare di molti altri, sia di frati che di monache, che sembra impossibile d'averli edificati se questo glorioso Santo non avesse messo le mani in questi fabbricati" (5) Così un giorno, dopo di aver fatto la comunione, sente molte promesse e cioè che non si cesserebbe di fare il monastero e che si servirebbe molto in esso e che si chiamerebbe San Giuseppe, e che ad una porta ci custodirebbe lui e all'altra nostra Signora, e che Cristo andrebbe con noi" (Vita 32, 11). Messasi già nell'edificazione del monastero, Santa Teresa si trova circondata da tutte le parti, senza soldi né dove ottenerli, né per il Breve e nè per niente. In questa situazione senza uscita viene in modo sovrannaturale in suo aiuto San Giuseppe; lei si era molto raccomandata a lui: "e il Signore, in modi che meravigliavano quelli che udivano ciò, mi aiutò" (Vita 33, 12). Le portarono per mano di suo padre e signore San Giuseppe, per mezzo di suo fratello Lorenzo più di duecento ducati.

In quegli stessi giorni, stando Santa Teresa nella chiesa dei domenicani, riceve la grazia mistica della vestizione di una stoffa bianchissima e chiarissima. La vestono Nostra Signora, di grandissima bellezza, che vede al lato destro, e suo padre San Giuseppe, che vede al lato sinistro, facendole capire che già è esente dai suoi peccati.

In questo ambiente circondato dal soprannaturale venne eretto ufficialmente il monastero di San Giuseppe il 24 agosto 1562. La Santa Madre Teresa sperimenta una grande contentezza per aver fatto ciò che il Signore le aveva comandato e perché c'è un'altra chiesa in più in questo luogo, e precisamente del mio glorioso padre San Giuseppe, che prima non c'era (Vita 36,8). La manifestazione di questa forte esperienza nella fondazione del primo monastero è una scultura di San Giuseppe, vestita, con un cappello in mano e il bastone fiorito, messa sopra la porta della chiesa e una tela del santo sull'altare maggiore.

L'esperienza soprannaturale di San Giuseppe nella fondazione del primo monastero è per Teresa un punto culminante nel percorso di quelle esperienze di suo padre e signore San Giuseppe, che comincia con la cura miracolosa della sua gravissima infermità, e che segna un momento fondamentale e decisivo nei suoi rapporti con il Santo Patriarca, in cui lei sperimenta -"vidi chiaro"- come padre e signore onnipotente in tutte le necessità. L'esperienza giuseppina non verrà meno lungo tutta la sua vita. La sua esistenza si sviluppa sotto il segno di San Giuseppe. Elisabetta della Croce, nella sua deposizione per la beatificazione della Santa nel processo di Salamanca, la esprime con questi termini: "Era particolarmente devota a San Giuseppe e ho sentito dire che le apparì molte volte e camminava al suo lato"(6)

. Ci sono molti dati e momenti nella sua vita in cui sente questa esperienza di San Giuseppe, oltre a quelli già citati. Basta raccogliere questi tre. Un giorno mentre faceva la comunione, aveva visto che il benedetto San Giuseppe da una parte e Lorenzo de Cepeda, suo fratello, dall'altra, illuminavano il Santissimo Sacramento. Così lo racconta a suo nipote Francesco, figlio di Lorenzo(7). Petronilla Battista parla di un'estasi molto forte che accadde nel giorno del beato San Giuseppe, mentre la Santa stava ascoltando messa presso la grata del coro di San Giuseppe di Avila(8).

Non è da sminuire, perché conosciuto, il fatto dell'apparizione di San Giuseppe quando stavano andando a Beas de Segura, per una nuova fondazione in quella città. Lo racconta Anna di Gesù (Lobera), testimone del fatto come una delle otto religiose che accompagnavano la Madre in questa fondazione.

c) Forme espressive della devozione e dell'esperienza di San Giuseppe

Poiché la bocca parla dell'abbondanza del cuore, l'abbondanza della devozione e dell'esperienza giuseppina della Santa si rende visibile in una serie di manifestazioni esterne. E non importa che la devozione e l'esperienza di San Giuseppe raggiunga quote soprannaturali molto alte. L'altezza di queste esperienze soprannaturali non fecero perdere alla Santa il contatto con la terra e la realtà di ogni giorno. Così vediamo che, mentre l'esperienza di San Giuseppe si vive nel più profondo dello spirito, nel centro dell'anima, le forme devozionali per esprimere la stessa sono le più semplici ed elementari, e le più tradizionali e comuni. Per Santa Teresa i mezzi ordinari della devozione di quel tempo continuano ad essere fonte di pietà, di amore, di gratitudine, e mezzi per esprimere la sua religiosità verso suo padre e signore San Giuseppe.

   1) Titoli dei suoi monasteri

Per la Santa Madre, i conventi che fonda, a immagine del primo, sono case di San Giuseppe. Per questo procura che la maggior parte di essi porti il nome e titolo di San Giuseppe. Dei diciassette colombai della Vergine, fondati dalla Santa, undici stanno sotto il titolo di San Giuseppe: Avila (1562), Medina del Campo (1567), Malagón (1568), Toledo (1569), Salamanca (1570), Segovia (1574), Beas de Segura (1575), Siviglia (1576), Caravaca (1576), Palencia (1580), Burgos (1582). Con questa particolarità, che a partire dalla fondazione di Beas, San Giuseppe viene associato ingegnosamente ad altri titoli.

   2) Immagini di San Giuseppe nelle sue fondazioni

Se non tutte le fondazioni della Santa Madre portano il titolo di San Giuseppe, non c'è nessuna dove non ci sia un'immagine del Santo che presieda e protegga la comunità. È un'ulteriore manifestazione più della sua devozione ed esperienza giuseppina il diffondere nei conventi le immagini di San Giuseppe, la maggior parte delle quali ancora si conserva.

È da notare, a questo riguardo, il dato che portava con sé in tutte le fondazioni, una statua di San Giuseppe, che riceveva il titolo di "San Giuseppe del patrocinio. Quando il padre Pietro Fernández, la nominò priora del convento dell'Incarnazione nel 1571, ed ella seppe del terribile rifiuto della maggioranza delle monache a riceverla, portò con sé questa statua e il giorno della presa di possesso, mentre collocava sulla sedia della priora l'immagine della Vergine, metteva quella di San Giuseppe sulla sedia della sottopriora. Questa immagine poi le parlerà e le dirà tutto ciò che le monache facevano, per questo fu chiamata il Chiaccherone; e per tanto parlare rimase con la bocca miracolosamente aperta(9).

Nella fondazione di Burgos, il medico Antonio Aguiar, amico di P. Graziano, fa notare come, non avendo trovato un'immagine del Santo, racconciava per mano di un pittore un santo antico perché rappresentasse San Giuseppe. Siccome non vuole che in nessuno dei suoi conventi manchi per molto tempo l'immagine di San Giuseppe, ­sono le case di suo padre e signore­, ricorda Diego de Ortis, fondatore del convento di Toledo, "di non trascurare troppo di porre il mio signore San Giuseppe alla porta della Chiesa"(10) .

   3) Celebrazione delle feste di San Giuseppe

Una delle manifestazioni più autentiche di vera devozione ad un santo, è la celebrazione liturgica delle sue feste. La Santa non solo celebrava la festa di San Giuseppe; la solennizzava. Lo dice lei stessa: "Io procuravo di celebrare la sua festa, con tutta la solennità che potevo" (Vita 6,7). Questa abitudine di celebrare la festa di San Giuseppe con tutta la solennità, con musica e predica, con suoni di campane, bellezza di fiori, e nubi profumate di incenso e di mirra - perché così si celebrava la festa di San Giuseppe nelle chiese dell'Ordine, secondo il beato Giovan Battista il Mantovano -(21), la Santa l'iniziò nel monastero dell'Incarnazione e la mantenne per tutti gli anni che visse in quel monastero; la riprese quando tornò da priora, e la celebrava nel convento in cui era per la festa del Santo Patriarca. È uno dei dati più testimoniati nei detti per la sua Beatificazione e Canonizzazione.

Nelle Costituzioni la Santa Madre prescrive che "le Domeniche e i giorni di festa si canti Messa, Vesperi e Mattutino. I primi giorni di Pasqua e gli altri giorni di solennità si potranno cantare le Lodi, in particolare il giorno del glorioso San Giuseppe" (Costit. n° 2).

Sono eloquenti, a questo riguardo, i festeggiamenti di carattere mariano-giuseppino che organizzava nelle solennità liturgiche, come la Natività, in cui disponeva la processione con le immagini della Vergine e di San Giuseppe, di cui era devotissima, aggiunge Elisabetta Battista, che descrive la scena, e lui che chiede un rifugio per la Vergine incinta.

   4) Il capitolo 6 della Vita, panegirico a San Giuseppe

Il capitolo 6 della Vita della santa, il libro delle misericordie del Signore per lei, è un panegirico breve ma denso a San Giuseppe. Mi soffermo unicamente su un punto o aspetto di questo panegirico:

d) Le anime di orazione devono essere devote a San Giuseppe

"In particolare le persone di orazione dovrebbero essergli sempre affezionate ...chi non avesse un maestro che gli insegni l'orazione, prenda questo glorioso santo per maestro e non sbaglierà nel cammino" (Vita 6,8).

Per la Santa coloro che si dedicano all'orazione formano una categoria speciale nella Chiesa di Dio, sono i servi dell'amore (VII, 1); ad essa appartengono le sue figlie, le carmelitane scalze. Per queste San Giuseppe è un consumato maestro.

L'orazione mentale, secondo Santa Teresa, è un trattare d' amicizia, stando molte volte trattando da soli con chi sappiamo che ci ama (Vita 8,5), cioè con Gesù umanato.

Il cammino dell'orazione deve portarci ad incontrare e vivere in compagnia di Gesù. Da qui l'esortazione della Santa: "Quale orazione migliore di quella dello stesso Maestro che insegnò l'orazione che andate a fare? Presentatevi allo stesso Signore unito a voi e guardate con che amore e umiltà ci sta insegnando; e credetemi, mentre potrete, non state senza un così buon amico. ...Pensate che è poco un così buono amico al fianco?" (C 26,1).

La Santa, convinta dalla propria esperienza, che l'orazione è tanto più autentica e santificatrice quanto è un incontro più intimo con Gesù, un incontro in cui l'anima "gli sta parlando e deliziandosi con lui" (Vita 13,11), esorta ardentemente e amorosamente ad occuparsi di Lui. Che l'anima "guardi che (il Signore) la guarda e l'accompagni e parli e chieda e si umili e si delizi con lui, e si ricordi che non meritava di stare lì...". Questo modo di pregare teresiano e in compagnia e intimità con Gesù umanato dà molti benefici e deve svilupparsi nelle sue diverse tappe.

Se questa è la preghiera per la Santa Madre Teresa, si comprende che proponga San Giuseppe Maestro insuperabile in questo cammino. La vita di san Giuseppe, la sua vocazione, la sua missione, la sua predestinazione, stanno totalmente nella prospettiva della compagnia di Gesù e si concretizzano nello stargli sempre a fianco, parlargli, deliziarsi con lui, chiedergli e servirlo. Tutta la ragione della sua esistenza è la vita con Gesù e per Gesù. La vita di Giuseppe ha la sua ragione di essere solamente in Gesù: riceverlo e accoglierlo nel seno di sua Madre, dargli il nome, averne cura e vegliare su di lui, alimentarlo, insegnargli, vivere in sua compagnia e intimità. Chi potrà comprendere l'intimità dolce e soave, gioiosa e dolorosa, che visse con Gesù? Chi potrà scorgere i gradi del rapporto d'amicizia che si sviluppò tra loro e con Maria?

Se nella preghiera, come rapporto di amicizia con Cristo, è essenziale ascoltare la parola di Gesù, scorgere le verità, San Giuseppe ascoltò assorto molte volte le parole di suo figlio Gesù, che penetravano profondamente nel suo cuore. Se agli apostoli, per essere suoi amici (Gv 15, 15), Gesù svela i suoi segreti, che segreti e verità non avrà rivelato a suo padre San Giuseppe? E come lui avrà ascoltato le parole, piene di vita e di calore di Gesù! Con che docilità le avrà assimilate, con che amore le avrà poste e meditate nel suo cuore! Che conversazioni avranno avuto fra di loro!

Tutta la vita di San Giuseppe fu preghiera, perché fu una vita in compagnia di Gesù, di intimità e familiarità con Lui. Nessuno visse mai e meglio di lui questa preghiera dato che per tanto tempo ebbe rapporti con Gesù e Maria in comunione e comunicazione autentica, unica di amicizia e d'amore.

Per questo nel Carmelo teresiano San Giuseppe è stato maestro di orazione. Sono innumerevoli le anime che hanno incontrato in lui il maestro e la guida del proprio cammino di preghiera, e alcune sono arrivate ad una vera esperienza soprannaturale e mistica di Lui, come la Santa Madre.

V. DIFFUSIONE GIUSEPPINA DA SANTA TERESA

Ciò che la Santa scrive sulla sua personale e particolare esperienza giuseppina, così semplicemente e vitalmente espresso, ha una finalità: diffonderla agli altri. Vuole che tutti siano devoti di San Giuseppe e si raccomandino a lui. E lo ha ottenuto pienamente. Non è possibile leggere le pagine nelle quali la Santa descrive le sue esperienze giuseppine e rimanere indifferenti. Santa Teresa, le cui parole su San Giuseppe sono contenute in pochissime pagine, si è convertita in un apostolo di prima grandezza del Santo per la naturalezza, il calore e l'amore con cui le scrive. Per quello che scrive sul Santo, per l'esposizione della sua esperienza soprannaturale e per essa, anche se breve, Santa Teresa entra nel catalogo dei grandi apostoli giuseppini e per ciò che fece della sua opera fondazionale. E questo non solo per il Carmelo teresiano ma anche per la Chiesa universale. Il P. Graziano nella sua opera Giuseppina, cita quasi tutti i luoghi in cui la Santa parla di San Giuseppe(11) . E, dopo di lui, la maggior parte degli autori carmelitani quando si presenta l'occasione. I predicatori del XVII secolo, in gran numero, citano le parole del capitolo 6° della Vita, allineandola con Gersón e Isidoro de Isolanis. Santa Teresa entra nel catalogo dei grandi apostoli e propagatori della devozione a San Giuseppe. Possiamo applicare a questo aspetto concreto quello che la santa dice che le promise il Signore per la sua prima casetta di San Giuseppe, che "sarebbe stata una stella che darebbe così grande splendore" (Vita 32, 11). San Giuseppe d'Avila, la casa di San Giuseppe, ha acceso nel cielo della chiesa molte stelle di devozione e amore al Santo Patriarca, e continua e continuerà a illuminarle.

Come dice un autore francese, Lucot: "I papi incontrarono un aiuto poderoso per la propagazione del culto del nostro Santo nella celebre Riformatrice del Carmelo. Gerson aveva fatto molto per lui, Teresa fece mille volte di più per se stessa, per i religiosi della sua riforma e le religiose del suo Carmelo. San Giuseppe le è debitore, soprattutto, della sua gloria in terra"(12).

Nel Carmelo teresiano

Che la fondazione di San Giuseppe avesse un notevole segno apostolico giuseppino per il Carmelo stesso è chiaro. In esso si servirebbe molto San Giuseppe. Così lo hanno compreso e interpretato gli autori carmelitani. Il padre Giovanni dell'Annunciazione, Generale della Congregazione di Spagna, scrivendo la storia della fondazione di San Giuseppe di Avila, scrive: "Si pose il Santissimo Sacramento; si dedicò la Chiesa a nostro Padre San Giuseppe, che per quel principio è patrono e protettore della nostra Riforma... Il convento di San Giuseppe di Avila è il principio e la casa avíta di tutti i conventi degli scalzi, e principio e casa avíta della devozione giuseppina degli stessi"(13).

Valga a conferma di come la devozione a San Giuseppe penetrò nell'anima e nella vita degli scalzi il fatto d'intitolare tanti conventi con il nome di San Giuseppe, seguendo in questo l'esempio della Santa Madre. Nel 1699 esistono nel mondo 321 conventi di frati carmelitani scalzi, senza contare gli ospizi. Di essi, 73 portano il titolo di san Giuseppe. E ce ne sono 180 di monache dell'Ordine e fra questi 57 sono sotto il titolo di San Giuseppe.

Più importanti dei conventi materiali con i loro titoli, sono i conventi spirituali e vivi delle anime. E questi conventi viventi respirano sotto il segno di San Giuseppe. San Giuseppe ha occupato e continua ad occupare un posto di preferenza in essi. Abitudini devozionali giuseppine, introdotte dalla Santa Madre, continuano ad essere celebrate ancora, come espressione di una devozione genuina, nei carmeli teresiani, e altre che sono state introdotte, ispirate da esse (14). I carmeli teresiani dalla loro solitudine, clausura e silenzio, sono focolari di caldo amore e devozione sentita a San Giuseppe, che riscaldano nella Chiesa, fuochi potenti di devozione profonda verso il Santo, che spargono i loro bagliori nella comunità ecclesiale. Sarebbe interessante raccogliere le esperienze giuseppine che si registrano nei carmeli della Madre Teresa, dove San Giuseppe tiene in ogni carmelitana una vera devota e propagandista, perché vive autenticamente il carisma teresiano. A loro si possono applicare particolarmente queste parole: "Se, come dicono i curiosi investigatori dei segreti della natura, i figli rassomigliano alle madri", a nessuno sembrerà paradossale ciò che confidenzialmente dirò: che l'essere figlio di Santa Teresa e devoto di San Giuseppe, essere carmelitano e difendere e propugnare la gloria del Santissimo Sposo della Vergine Santissima, sono concetti sinonimi e qualità a tal punto corrispondenti e mutuamente unite, che non si può né si deve dare l'una senza l'altra(15).

Alcune pagine gloriose

Lungo la sua storia il Carmelo teresiano, sia femminile che maschile, ha scritto pagine gloriose di devozione a San Giuseppe. San Giuseppe è stato sempre e continua ad essere il Padre, il Protettore, il Patrono, il Signore, nostro Padre e Signore San Giuseppe. L'esperienza della Santa Madre continua a vivere nella nostra vita e nella nostra storia e l'appello che io vorrei rivolgere a tutti è quello di essere devoti di questo glorioso santo, perché questo appello ha sempre trovato un'eco e un'accoglienza nel cuore di ogni figlio del Carmelo.

Queste pagine o figure gloriose così numerose, in modo molto ridotto e qui riassunto, sono le seguenti:

Anna di San Bartolomeo, la fedele infermiera della Santa, che si gloria del fatto che a causa della Santa Madre, San Giuseppe sia più conosciuto in Spagna dove "quasi non lo conoscevano". Collabora con Anna di Gesù (Lobera) diffondendo largamente la devozione giuseppina nei Paesi Bassi, che risulta così feconda.

La Beata Maria di Gesù, l'avvocatina di Santa Teresa, che vede in visione la Santa Madre con San Giuseppe e che, essendo Priora di Toledo, raccomanda alle sue figlie la devozione a San Giuseppe, lo Sposo benedetto di Maria, che Dio ha costituito protettore speciale della castità. Non lascia passare giorno senza recitargli i sette dolori e gioie; gli dedica il mercoledì di ogni settimana e il 19 di ogni mese; medita con frequenza gli episodi principali della sua vita e particolarmente l'immensità dell'amore con cui il Santo Patriarca amava Gesù.

Santa Teresa del Bambino Gesù, che fin dall'infanzia ha sentito verso San Giuseppe una grande devozione che si confondeva con l'amore verso la Vergine Santissima, e tutti i giorni gli recitava la preghiera: Oh! Giuseppe, padre e protettore delle vergini...! Quando inizia il pellegrinaggio a Roma, lo prega che vegli per lei; quando visita Loreto sente un'emozione profonda a calpestare lo stesso suolo che San Giuseppe aveva rigato con il suo sudore. Già nel Carmelo dedica una poesia a San Giuseppe, canta la sua vita umile e al servizio di Gesù e Maria; lo contempla nella sua vita semplice e dura di lavoro; gli offre i piatti forti del pranzo ed esclama come sintesi di tutta la sua devozione: "Oh! il buon San Giuseppe; Oh! quanto lo amo!". E in cielo vedrà e canterà la sua gloria.

Chiara Maria della Passione, Maria di San Giuseppe, Anna di Gesù (Lobera), Elisabetta di San Domenico, Beatrice di Gesù (Ovalle), Teresa di Gesù, Cecilia di San Giuseppe, Gabriella di San Giuseppe, Feliciana di San Giuseppe, Maria dell'Incarnazione, la Beata Maria degli Angeli, Anna di Sant'Agostino, la Beata Elisabetta della Trinità e tante altre carmelitane, in cui si è fatta realtà la parola della Santa, sono persone devote a San Giuseppe e sperimentano questa verità (Vita 6,6).

Accanto a queste pagine scritte o di storia, piene di gloria per San Giuseppe, ce ne sono altre innumerevoli che sono rimaste consegnate nel libro della vita e che non sono meno gloriose.


VI. CONCLUSIONI

Non è possibile lasciare in disparte San Giuseppe nella vita della carmelitana, quando lo Spirito ha parlato così forte nella Chiesa, e più concretamente nel Carmelo Teresiano sulla presenza del ruolo del glorioso San Giuseppe nella storia della salvezza e di ognuno dei salvati. Sarebbe tradire Santa Teresa che segue un uomo così insigne gridandoci di essere devoti a suo padre e signore San Giuseppe e di raccomandarci a lui, in modo particolare noi persone di orazione. Le le sue parole, frutto di esperienza e di affetto, risultano oggi di una attualità perenne.


BIBLIOGRAFIA

AA. VV., San Giuseppe e Santa Teresa. Est. Jos. 18 (1964) 233-842.
È una collezione di 17 articoli; simile ad una enciclopedia giuseppino-carmelitana.
AA. VV., Rivista di Vita Spirituale, 15 (1961) 244-479.
Numero dedicato a San Giuseppe con sette articoli, testi del Papa, e testimonianze di Santa Teresa, di Padre Graziano e di Giuseppe Antonio di Sant'Alberto.
Leone di San Gioacchino, Il culto di San Giuseppe e l'Ordine del Carmelo, Barcellona, 1905.
Per maggior informazione bibliografica vedi
AMANZIO DI MARIA, Bibliografia giuseppina della riforma teresiana. Est. Jos. 18 (1964) 807-822.

_______________________________________

1. AAS 55 (1963) 41. In questi stessi sentimenti abbonda Paolo VI nel suo discorso di apertura della seconda sessione del Concilio: "Ci assistano tutti gli angeli e i santi... e in una maniera particolarissima San Giuseppe che in questa sede è stato dichiarato Patrono di questo Concilio". AAS 55 (1963) 859; cfr. AAS 56 (1964) 1013.
2. LEONE DI SAN GIOACCHINO, Il culto di San Giuseppe e l'Ordine del Carmelo, Barcellona, 1905, c. 2, p.48.
3. LEONE, op. cit. p.72. Questo ufficio con le sue nove lezioni dei tre notturni, le sue antifone e i responsori può essere trovato in Bartolomeo Ma Xiberta, Fiori giuseppini e la liturgia carmelitana antica, Est. Jos. 18 (1964) 301-319. Le letture sono tratte da Pietro de Ailly.
4. Giuseppina, 1.5, c.4, BMC 16,476.
5. Ibidem, p. 476.
6. BMC 18, 31; cfr. 18,36. Giustamente l'espressione che usa significa la presenza continua di Cristo: sentendolo "sempre al lato destro, lo sentivo molto chiaramente" (V 27, 2).
7. Detto di Beatrice de Mendoza nel processo di Madrid, BMC 18, 396.
8. Detto nel processo di Avila, BMC 19, 582.
9. Detto nel Processo di Burgos, BMC 20, 428.
10. Lettera 5.2.1571.
11. Giuseppina, 1.5, c.4, BMC 16, 475-477.
12. LUCOT, San Giuseppe, Studio storico sul suo culto, Parigi 1875, p. 53.
13. Prontuario del Carmelo, t.2; dial.11, p. 497, Madrid, 1699.
14. Carrasco, Presenza di San Giuseppe nei conventi fondati direttamente dalla Madre Teresa, Est. Jos. 18 (1964) 739-767.
15. Arnaldo Di San Pietro e San Paolo, Solitarius loquens, I, Leodii, 1968, cfr. 1, p. 126.

Contatti

Aiuti a sostenere questa opera. La tua donazione sará investita nella formazione dei nostri  frati

Dona con PayPal

indirizzzo: Via San Rinaldo, 17, Nocera Umbra - PG

CAP: 06025

Tel. 39 0742 830017

I tuoi dati sono stati inviati con successo!

bottom of page